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CODICE DI BUONA PRATICA AGRICOLA BIOLOGICA (CBPAB)* O GOOD ORGANIC AGRICULTURAL PRACTICES (GOAP) |
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1. CODICE DI BUONA
PRATICA AGRICOLA BIOLOGICA (CBPAB) O GOOD ORGANIC AGRICULTURAL PRACTICES (GOAP) 1.1. Obbiettivo
del Codice di buona pratica agricola biologica 2.
NORME DI TUTELA DEL CONSUMATORE FINALE Contaminazione batterica Contaminazione chimica Contaminanti diversi Lavaggio della materia prima Insetti Degradazione del prodotto 2.2. Determinazione della droga Certificazione del materiale di
propagazione 2.3.
Qualità dei principi e delle sostanze caratteristiche nel prodotto
Accorgimenti colturali
Tempo balsamico
Criteri di post raccolta 3.
NORME DI SALVAGUARDIA DELLE RISORSE NATURALI Lavorazioni Rotazioni ed avvicendamenti Concimazioni Cover crops e catch crops
3.2. L'utilizzo e la tutela delle risorse
idriche Prevenzione dell’inquinamento
dell’acqua Pianificazione irrigua in zone
a clima asciutto Quantità dell’acqua Modalità di distribuzione Qualità dell’acqua 3.3. Gestione della biodiversità
Biodiversità nel campo coltivato
Biodiversità al di fuori del campo coltivato Squilibri parassitari: funghi
ed insetti
Erbe infestanti 4.3. Assicurazione della qualità La Buona Pratica Agricola (BPA), è un insieme di
norme di autoregolamentazione sulla coltivazione di piante e prima
trasformazione di prodotti agricoli. Esse rappresentano per il coltivatore uno
strumento di controllo e verifica del processo produttivo agricolo, in tutte
le sue fasi, al fine di ottenere un prodotto di qualità. Tale qualità, che
discende da una qualificazione certificabile di tutto il modello produttivo,
conferisce valore aggiunto al prodotto, rendendolo maggiormente rispondente
alle richieste del mercato in fatto di sicurezza, igiene e compatibilità
ambientale. L’Unione Europea ha richiesto, attraverso
direttive specifiche, l’elaborazione da parte degli stati membri di Codici di
Buona Pratica Agricola (CBPA o GAP), come futura base normativa per le
Pubbliche Amministrazioni, nell’ambito di programmi di agricoltura
sovvenzionata, marchi pubblici di qualità, o di interventi di tutela in aree a
rischio ambientale. Attualmente tali norme non sono vincolanti e
possono essere adottate per libera scelta dal produttore o nell’ambito di un
rapporto contrattuale tra privati. Tutti coloro che lavorano nel settore delle
piante officinali dovrebbero contribuire nella diffusione, attuazione ed
applicazione delle norme di Buona Pratica Agricola da parte di tutti gli
operatori. 1. Codice di Buona Pratica
Agricola Biologica (CBPAB) o Good Organic agricultural practices (GOAP) L’agricoltura biologica è regolata in Europa fin
dal 1991 con l’emanazione del Regolamento CE 2092, che vede la sua ratio
soprattutto nelle esigenze di trasparenza di mercato e di tutela del
consumatore, la Comunità Europea ha dato un quadro di norme che definiscono
l’agricoltura biologica e modalità e criteri, per l’applicazione e la
verifica di queste presso i produttori agricoli. Detto Regolamento non
costituisce di per sé una buona norma di produzione, né all’interno di esso
si fa riferimento alla qualità del processo produttivo o del prodotto finale. E’ quindi opportuno definire le GAP per
l’agricoltura biologica in conformità anche a quanto fatto per l’agricoltura
convenzionale. L’obiettivo che il produttore deve raggiungere,
con l'adozione di tali norme, è ottenere prodotti biologici con
caratteristiche qualitative superiori alla media, conformi alle richieste del
consumatore e nel rispetto delle risorse naturali. Tali GAP costituiscono, necessariamente, un
sottoinsieme delle norme previste dal Reg. CE 2092/91, che rimane, per tutto
quanto non è specificato nel presente testo, un quadro normativo vincolante
in fatto di prodotti ammessi, tecniche colturali, materiale di propagazione e
certificazione delle produzioni. 1.1. Obiettivo del Codice di Buona Pratica Agricola Biologica Il presente codice si prefigge di stabilire un
insieme norme e criteri, che consentano al produttore biologico di attuare un
controllo sul processo produttivo della coltivazione e prima trasformazione
delle piante medicinali ed aromatiche. L’obiettivo della qualità definito
nella premessa, si può tradurre, per una più efficace schematizzazione, in
queste finalità: - tutela del consumatore finale - tutela delle risorse naturali Tali criteri, ovviamente, non sono in
contrapposizione con le esigenze dell’impresa, che deve operare in un
contesto di mercato e di competizione, ma anzi offrono uno strumento in più
in questo senso. 2. Norme di tutela del consumatore
finale Il produttore agricolo biologico al pari del
produttore convenzionale deve poter garantire il prodotto al consumatore
finale sotto i seguenti aspetti: - igiene e sicurezza del prodotto - determinazione ed origine del prodotto - qualità del prodotto in termini di principi
attivi Il prodotto deve ovviamente rispondere ai
requisiti d’igiene e qualità previsti dallo standard UE in termini di carica
batterica, ceneri, contaminanti di varia natura, prodotti di alterazione e
degradazione. In particolare, essendo le erbe officinali prodotti destinati
ad un uso connesso con la salute umana, è di fondamentale importanza che tali
requisiti siano rispettati con rigore, anzi valori di riferimento interni
alle aziende produttrici dovrebbero essere fissati a livelli di sicurezza più
restrittivi rispetto alle varie normative vigenti. Contaminazione batterica - Derivando le droghe da colture
all’aperto sono soggette a contaminazioni batteriche di varia natura. Inoltre
il ridotto uso di sostanze biocide che viene fatto in agricoltura biologica
incrementa il generico rischio di contaminazioni di questo tipo. I batteri possono provenire dal suolo, dal
concime, dall’acqua di irrigazione, dal passaggio di animali, trasportati dal
vento provenienti da sorgenti puntiformi ad alta carica, dagli operatori, dai
residui colturali rimasti su macchinari, sulle attrezzature e sui mezzi di
trasporto. Contaminazione
in campo - Onde ridurre al
minimo la carica batterica di partenza occorrerà evitare pratiche colturali
che imbrattano la vegetazione, raccogliere solo ad una certa altezza dal
suolo. Utilizzare solo concimi e compost perfettamente compostati (8 –10
mesi) o liquami adeguatamente digeriti e comunque esenti da microrganismi
patogeni pericolosi. Non effettuare la fertirrigazione ad aspersione su
colture da sommità, Evitare di utilizzare acque superficiali inquinate,
accertarsi periodicamente della presenza di inquinanti nelle acque di pozzi o
dei bacini artificiali utilizzati, non irrigare in prossimità della raccolta.
Evitare colture officinali in zone ove vi sia cospicua presenza o transito di
animali di allevamento o selvatici, altrimenti limitare adeguatamente
l’accesso alle colture stesse. Le colture devono essere poste a sufficiente
distanza da sorgenti di contaminanti batterici (discariche, impianti di
selezione rifiuti, impianti di depurazione o di compostaggio ecc.). Contaminazione
nelle fasi successive – La
contaminazione può avvenire in fase di raccolta, manipolazione e trasporto. I
macchinari dediti alla raccolta devono essere periodicamente lavati a getto
di acqua calda onde rimuovere residui di terra e di vegetali. Ugualmente per
i mezzi di trasporto e i contenitori. I mezzi ed i contenitori utilizzati per
la raccolta ed il trasporto del prodotto non devono essere utilizzati per
contenere o trasportare altro materiale, specialmente residui colturali,
concimi, scarti e rifiuti in genere. Gli operatori addetti alla raccolta
manuale devono curare l’igiene della persona, in particolare lavare le mani,
utilizzare abiti ed attrezzi puliti. Persone affette da malattie
trasmissibili attraverso i cibi devono essere sospese dall’incarico per il
tempo necessario. Contaminazione chimica - Non è possibile escludere,
neppure per le produzioni biologiche, contaminazioni da inquinanti chimici
ubiquitari, agricoli e non agricoli, che possono essere comunque pericolosi.
A tal fine è necessario attuare norme di prevenzione generiche innanzi tutto
scegliendo opportunamente le zone di coltivazione lontano dalle fonti di
contaminazione. E’ importante una distanza congrua da strade ad intenso
traffico di autoveicoli. Secondo la letteratura il particolato componente lo
smog di autoveicoli, costituito da piombo in varie forme, incombusti,
idrocarburi aromatici, polveri metalliche si disperde fino a 100 m dalla
fonte ed è bene mantenere una distanza non inferiore a 1,5 volte tale limite
o più per avere il massimo di garanzia. Mantenersi a distanza da impianti
industriali che scaricano esausti nell’atmosfera; in particolare impianti
metallurgici a causa dell’elevata quantità di cadmio e mercurio che questi
immettono nell’aria. Evitare di coltivare in aree prossime ad impianti
di incenerimento di rifiuti. Non coltivare su terreni che hanno ricevuto
negli anni precedenti fanghi di depurazione anche se a norma di legge. Non
coltivare su terreni discaricati anche se sottoposti a risanamento. Di regola le coltivazioni biologiche
costituiscono una minoranza in un contesto agricolo di tipo convenzionale che
fa ampiamente ricorso alla chimica. E’ allora importante frapporre barriere
vegetali, siepi o colture a perdere, tra la coltura biologica e campi
adiacenti ad agricoltura intensiva o, in alternativa, non raccogliere il
prodotto lungo il confine, su una fascia di larghezza opportuna, definita
come prescrizione dell’ente certificatore. Per quanto riguarda l’attività di coltivazione
verificare le perdite di olio, grasso e carburanti sulle macchine per la
raccolta ed il trasporto in modo che non vi siano contaminazioni massicce del
prodotto. I gas di scarico di motori agricoli fissi o semoventi devono essere
più alti dell’orizzonte della coltura. Non utilizzare gasolio, grasso od
emulsioni oleose per il lavaggio o la lubrificazione delle parti delle
macchine di raccolta e trasporto che entrano in contatto diretto con il
prodotto. Utilizzare solo vernici adatte a rivestimenti alimentari per il
rinnovo delle parti dei mezzi per la raccolta ed il trasporto che vengono a contatto con il prodotto. L’essiccazione in forni deve avvenire attraverso
aria atmosferica riscaldata in modo indiretto, evitando in modo assoluto il
contatto, prevenendo anche quello
accidentale, tra gli esausti delle caldaie (fumi, vapori di combustibile) e
la droga stessa. Ove le condizioni climatiche ed operative lo consentono
utilizzare essiccatori ad energia solare. Contaminanti diversi - I prodotti non devono contenere materiali
estranei provenienti dai campi quali terra, sassi, pezzi di legno, o dai
mezzi di raccolta e trasporto, come parti metalliche, parti di imballaggi, né
frammenti organici ed inorganici diversi. La prevenzione di tale
contaminazione va effettuata soprattutto regolando l’altezza di taglio, la
pulizia e il buon funzionamento delle macchine, la pulizia e l’integrità dei
contenitori. Occorre evitare di accumulare il prodotto a diretto contatto con
il terreno. Un’attenzione particolare deve essere rivolta verso piante di
altre specie e più che altro di piante tossiche che possono ritrovarsi nella
droga. Per infestanti generiche innocue occorre rispettare i limiti di legge.
Per le piante velenose va verificata la presenza in campo prima della
raccolta e va provveduto alla loro eliminazione integrale. Lavaggio della materia prima - Ovunque sia possibile, la pratica del lavaggio
del prodotto fresco, deve essere attuata su larga scala come principale mezzo
di prevenzione della presenza dagli agenti di contaminazione superficiale. Il
lavaggio deve essere fatto, almeno nell’ultima fase, con acqua potabile. Il
sistema di lavaggio deve consentire un’efficace asportazione della terra,
della polvere e altri agenti di contaminazione esterna al vegetale senza che
vi siano alterazioni e scadimenti della materia prima. Insetti - Una volta ottenuta la droga secca questa deve essere
opportunamente immagazzinata, limitando il più possibile il contatto all’aria
libera, in contenitori a tenuta, sacchi, ceste o fusti, che impediscano
l’ingresso dei comuni infestanti delle derrate. La presenza di questi deve
essere costantemente monitorata, con trappole e campionamenti a vista,
all’interno dei magazzini di droghe grezze, e trattamenti specifici devono
essere fatti in caso di infestazione massiccia. Al trattamento, sempre con
prodotti ammessi per l’agricoltura biologica, è preferibile il vuoto
biologico. Degradazione del prodotto - Una volta che la pianta viene raccolta i
tessuti, ancora ricchi di acqua, vanno incontro ad intensi fenomeni di lisi
cellulare cui seguono degradazione ed ossidazione dei componenti organici.
Ciò è spesso in relazione a sviluppo di organismi saprofiti ubiquitari che
aggrediscono rapidamente la sostanza organica in deperimento. Tale processo è
accelerato dall’umidità e dalla temperatura. Al fine di garantire l’assenza
sia di sostanze estranee alla pianta, con effetti non noti sull’uomo, sia di
tossine pericolose di origine saprofitica, è importante che al momento della
raccolta vengano rispettati alcuni criteri. Innanzitutto tra la raccolta vera
e propria e l’essiccazione deve passare il minor tempo possibile. La coltura
al momento della raccolta deve essere asciutta e possibilmente non irrigata
nella settimana precedente. Le piante devono essere raccolte rispettandone al
massimo l’integrità. Devono essere evitate le manipolazioni violente, agendo
sull’assetto e la velocità delle macchine operatrici, in modo che le piante
non subiscano rotture e macerazioni. Eventuali parti rovinate devono essere
scartate immediatamente. Il prodotto fresco non deve essere accumulato in
quantità non deve essere esposto al sole per evitare il surriscaldamento, la
fermentazione e la fotodegradazione. Anche la compattazione dentro i
contenitori di trasporto deve essere evitata accuratamente. La coltura deve
risultare sana, non danneggiata da grandine e attacchi parassitari. L’essiccazione, sia essa fatta all’aria che in
forno, deve avvenire secondo una combinazione, specifica per ciascuna droga,
di tempo-temperatura-strato di materiale, tale che consenta un rapido
allontanamento dell’acqua sino ad un’umidità residua tale che non consenta lo
sviluppo di organismi saprofiti. Il materiale essiccato deve essere stoccato
in modo opportuno, al coperto ed in modo da prevenire il rinvenimento per
causa della pioggia o di elevata umidità atmosferica. 2.2.
Determinazione della droga Le droghe vegetali derivano da specie
tassonomicamente ben determinate delle quali sono state studiati e descritti
i principi attivi e le proprietà. Il produttore deve essere sempre in grado
di assicurare che la denominazione della droga e la specie da lui
effettivamente coltivata coincidano poiché specie strettamente affini possono
differire in uno o più componenti farmacologicamente importanti. A tal fine è
necessario che le specie siano botanicamente identificate con il binomio
linneiano, nome generico e specifico, e ne sia indicata l’eventuale varietà o
chemiotipo dove conosciuto. La semente prodotta in azienda deve essere
ottenuta in campi di selezione dove il controllo delle caratteristiche
fenotipiche può essere fatto agevolmente ed eventuali fenomeni di mutazione
rispetto al normotipo possono essere isolati o tenuti sotto osservazione in
modo adeguato. I campi di conservazione e mantenimento del germoplasma di una
specie allogama devono essere adeguatamente isolati per evitare incroci
indesiderati. Se l’approvvigionamento avviene presso ditte
sementiere o vivaistiche, richiedere che la denominazione e l’origine del
materiale siano certificati. In caso di reperimento in natura determinare le
specie in modo rigoroso e indicare sempre la località di origine e la data di
raccolta del materiale. In caso di
semente di origine dubbia procedere alla determinazione, eventualmente,
allestendo campi prova. E’ importante che esista una rintracciabilità
fino all’origine del materiale di propagazione. Il materiale di partenza deve
rispondere ai requisiti di purezza per evitare la presenza di specie
strettamente affini. Certificazione del materiale di propagazione - Il materiale di propagazione gamico, fatte salve le disposizioni del
regolamento, deve essere di provenienza biologica. In caso di irreperibilità
sul mercato si può acquistare materiale convenzionale e propagarlo in campi
di conversione aziendali prima di passare al pieno campo. 2.3.
Qualità dei principi e delle sostanze
caratteristiche nel prodotto Sebbene questi obiettivi qualitativi in una droga
possono essere raggiunti nelle fasi successive alla raccolta e al
condizionamento del prodotto, già nella fase primaria possono essere
rispettati dei criteri utili all’ottenimento di una buona materia prima. Accorgimenti colturali - Una nutrizione ed un’irrigazione equilibrata
influenzano positivamente il contenuto di principi attivi. Biomassa e
principio attivo sono in genere in rapporto inverso. Ove possibile utilizzare
varietà selezionate ad alto tenore di principio attivo o chemiotipi
specializzati. Attuare un costante lavoro di selezione genetica all’interno
delle popolazioni aziendali in modo da conservare le popolazioni migliorate.
Allo scopo allestire campi di selezione dedicati allo scopo. Nella raccolta è opportuno lasciare sul campo le
parti della pianta che sono note non contenere tali principi. Tempo balsamico - Per la maggior parte delle officinali è noto
un dato tempo balsamico ovvero il periodo in cui il valore quali-quantitativo
del fitocomplesso risulta massimo; la pianta officinale dovrebbe essere
raccolta nel tempo balsamico. E’ buona norma individuare fasi della fenologia
della pianta (accestimento, levata, fioritura, fruttificazione) in relazione
con la quantità di sostanza attiva presente. Ove possibile andrebbero
costruite curve empiriche correlando parametri misurabili della fenologia
della pianta (% di fioritura, altezza della pianta, diametro delle radici) e
contenuto analitico del marker farmacologico.) La modellizzazione se realizzata
con accuratezza e tenendo conto anche della varietà e dell’andamento
climatico dovrebbe essere in grado di indicare in modo preciso la fase
critica per la raccolta. Criteri di post-raccolta - Nelle fasi immediatamente successive alla
raccolta andrebbero rispettate le norme previste al punto 3.1. (- Prodotti di
degradazione), poiché i processi degradativi che interessano i tessuti
vegetali, sia spontanei che indotti da saprofiti, possono interessare anche
in modo specifico le sostanze attive. Il processo di essiccazione deve avvenire con
modalità, tempi e temperature, che portino ad una rapida perdita di acqua con
il minimo di alterazione dello spettro dei costituenti della pianta. Per ogni
specie, e secondo la destinazione farmaceutica, occorre individuare
combinazioni tempo-temperatura ottimali. Le piante ad alto contenuto di acqua
dovrebbero essere cippate in modo da favorire la perdita di acqua in tempi
brevi. Salvo questo caso le droghe vanno conservate sotto forma di piante o
parti di piante il più possibile integre. I
trattamenti termici antibatterici sulla droga grezza, devono essere
effettuati con metodi e tecnologie standard, che non alterano le proprietà
della droga (es.: sistemi ad iniezione di vapore saturo sottovuoto). 3. Norme di salvaguardia delle
risorse naturali Nel processo produttivo agricolo le risorse
coinvolte sono quelle dell’ambiente naturale, il suolo, l’acqua, l’aria, la
biodiversità. La trasformazione dell’ambiente naturale in ecosistema agrario
comporta l’utilizzo e a volte la parziale distruzione di tali risorse
naturali. Essendo queste delle materie prime difficilmente riproducibili,
l’agricoltore dovrebbe cercare un equilibrio tra il consumo e la capacità di
queste risorse di rinnovarsi e rigenerarsi spontaneamente. 3.1. Fertilità del suolo La fertilità del suolo è la sua capacità
biologica di sostentare le piante. E’ noto che tale capacità non è
direttamente correlata con la presenza dei così detti macronutrienti (N, P,
K, ecc.) mentre è sicuramente correlata con il contenuto di sostanza organica
che a sua volta è in relazione con l’attività dei microrganismi del suolo.
Salvaguardare la fertilità del suolo significa quindi principalmente
conservare o aumentare il contenuto di sostanza organica e dei microrganismi
ad essa associati. Il conseguimento di una buona fertilità del suolo ha una
ricaduta enorme sui risultati colturali: in un terreno fertile le colture
esplicano il massimo potenziale produttivo, offrono la massima resistenza a
malattie e parassiti, ottimizzano l’utilizzazione dell’acqua. Lavorazioni - Le lavorazioni devono essere il più possibile conservative del
profilo fertile e biologicamente attivo del terreno agendo solo sugli strati superficiali
e mai oltre i 35 cm di profondità come lavorazione ordinaria. Le lavorazioni
profonde devono essere effettuate con attrezzi discissori senza rivoltare il
terreno. Le lavorazioni devono rispettare il più possibile la naturale
stratificazione del suolo, e la capacità di questo di strutturarsi attraverso
processi spontanei. Deve essere evitato l’utilizzo massivo di macchine ed
attrezzature eccessivamente pesanti. La lavorazione quando il terreno è fuori
tempera deve essere evitata. Rotazioni ed avvicendamenti - Il principio della rotazione, che ha altre
importanti ricadute colturali (v. oltre), è quello di alternare sempre piante
con caratteristiche ed esigenze le più possibili diverse. Quindi piante
sfruttanti che utilizzano molto il suolo, necessitano di molta
meccanizzazione e lasciano pochi residui devono alternarsi con piante
miglioratrici, che fissano l’azoto e/o lasciano molti residui colturali
ricchi di fibre. Concimazioni - Vanno effettuate con letame, compost o concimi
organici ammessi dal Regolamento CE 2092/91, in quantità tali almeno da
reintegrare l’humus annualmente mineralizzato. Un quantitativo congruo in un
terreno di medio impasto in una regione temperata può essere pari a 1500 Kg
di s.o. espressa come humus (pari a circa 10 t di letame mediamente maturo),
da reintegrare ogni anno tenuto conto anche delle asportazioni di elementi
macronutrienti (N, P, K). K). I sovesci, o concimazioni verdi, sono una
valida alternativa alle concimazioni letamiche ove queste non sono praticabili,
ma occorre tener presente che hanno una capacità di fornire s.o. al terreno
solo se adeguatamente maturi e lignificati. In ogni caso occorre valorizzare
al massimo le biomasse prodotte in azienda attraverso il compostaggio o
restituzione diretta. La bruciatura massiva delle stoppie non deve essere
fatta, salvo che per scopi di sanitazione da parassiti e malerbe. Buona norma
è puntare ad un arricchimento del terreno in s.o. indipendentemente dalla
dotazione iniziale di questa. Cover crops e catch crops - E’ buona norma mantenere il terreno scoperto
il minor tempo possibile. A tal fine possono essere attuate colture non
finalizzate alla raccolta come le cover crops e le catch crops che hanno
funzioni diverse. Le colture pacciamanti o cover crops, proteggono
il terreno da fenomeni di erosione ed allontanamento di suolo fertile,
riducono l’ossidazione della s.o., sopprimono la flora infestante,
arricchiscono il terreno dei propri residui colturali, sono destinate al
sovescio. Le piante trappola o catch crops, hanno lo scopo
di immobilizzare nella biomassa verde l’azoto nitrico del terreno,
sottraendolo al dilavamento, specialmente quello invernale, per restituirlo
in seguito come sovescio. 3.2. L’utilizzo e tutela delle riserve idriche L’acqua è prevista essere nell’immediato futuro
una risorsa a rischio sia qualitativo sia quantitativo occorre quindi
utilizzarla con parsimonia e prevenirne l’inquinamento. Prevenzione dell’inquinamento dell’acqua - L’inquinamento delle acque superficiali e di
falda è frequentemente causato da irrazionali pratiche agricole.
L’agricoltura biologica riduce notevolmente tali rischi ma non n’è
completamente esente. I liquami zootecnici, il letame, il compost e
altri concimi organici contengono azoto nitrico e batteri e perciò devono
essere gestiti correttamente ed in conformità delle normative vigenti per
evitare contaminazioni delle acque. Occorre evitare lo stoccaggio di grandi
quantitativi di tali concimi sul campo o all’aperto. La distribuzione e l’interramento
devono avvenire in tempi consecutivi, in periodi asciutti e preferibilmente
lontano dai mesi più freddi e piovosi. Occorre distribuire il concime in modo
che non abbia ad accumularsi sulle rive di corsi d’acqua ed invasi.
Nell’effettuazione delle concimazioni occorre tener conto della presenza
degli acquiferi sensibili (presenza di sorgenti, fontanili, pozzi civili,
ecc.), delle aree a forte pendenza e di quelle ricche di acque superficiali
anche se stagionali. Pianificazione irrigua in zone a clima asciutto - La superficie irrigua deve essere
proporzionata all’effettiva disponibilità di risorse locali, acqua nei pozzi,
fiumi, invasi naturali e artificiali. Nei sistemi di approvvigionamento
collettivo occorre conoscere in anticipo il proprio corpo d’acqua e gli altri
parametri irrigui. Nell’attingimento da acque superficiali occorre
conformarsi alla normativa locale sull’uso delle acque e considerare il
rischio derivante da andamenti stagionali avversi: le norme, per ovvi motivi
di salvaguardia, vietano il prosciugamento dei corsi d’acqua. Quantità dell’acqua - Ciascuna specie coltivata risponde in modo
diverso all’irrigazione. La dose e il
turno deve essere calcolato in base alle effettive esigenze di ciascuna
pianta nei vari periodi dell’anno. Occorre tener conto del fatto che
l’irrigazione determina un maggiore rigoglio vegetativo ed un incremento
della biomassa prodotta fatto che spesso è in controtendenza al contenuto
delle sostanze farmacologicamente attive. Eccessi di acqua determinano
maggiori attacchi di parassiti fungini, fisiopatie, acquosità dei tessuti e
allettamento delle colture, lisciviazione dei nutrienti del suolo,
rallentamento o inibizione dei naturali fenomeni di umificazione e
mineralizzazione della sostanza organica del suolo, distruzione della
struttura del terreno; vanno per questo evitati. Modalità di distribuzione - Le irrigazioni abbondanti devono essere
evitate nelle prime fasi dello sviluppo dell’apparato radicale delle piante
poiché determinano uno sviluppo superficiale delle radici ed una maggiore
sensibilità alla siccità durante le fasi successive. Devono altresì essere
sospese le irrigazioni in vicinanza della raccolta poiché acqua in eccesso
può essere trattenuta nei tessuti delle piante con conseguenti maggiori
rischi di fermentazione del raccolto fresco e maggior onere nell’essiccazione. I sistemi irrigui preferiti devono essere quelli
a pioggia a bassa intensità che garantisce la migliore efficienza irrigua, un
minor impatto sulla struttura del terreno, un minor imbrattamento della
vegetazione. Qualità dell’acqua - L’acqua di irrigazione non deve superare i
limiti di salinità e alcalinità SAR previsti dagli standard agronomici
mondiali e deve essere per quanto possibile priva di sospesi terrosi od organici.
Contaminanti pericolosi per la salute, siano essi di natura microbiologica
(coliformi, salmonelle ecc.) che chimica (metalli pesanti, fitofarmaci,
solventi ecc.), non devono essere presenti. La temperatura dell’acqua non
dovrebbe essere inferiore alla metà di quella dell’aria per evitare dannosi
shock termici alle colture. 3.3.
Gestione della biodiversità Il campo coltivato è il risultato del lavoro
dell’uomo che attraverso l’opera di messa a coltura si oppone al principio dell’omeostasi,
ovvero alla tendenza dell’ambiente naturale a tornare alle condizioni
primigenie di massima diversità (alle nostre latitudini tali condizioni si
hanno con la foresta temperata di latifoglie). E’ dimostrato che maggiore è la semplificazione
di un ambiente naturale (monocoltura in monosuccesione) maggiori sono gli
squilibri che si verificano in essa (pullulazioni di insetti, malattie,
infestazioni da malerbe) e di conseguenza maggiori sono gli input che l’uomo
deve attuare. Maggiore è la diversità minori sono questi squilibri e minori
quindi gli input esterni. L’agricoltore biologico deve saper gestire
correttamente la biodiversità nel campo coltivato e al di fuori di esso per
ridurre al minimo gli squilibri. Ma deve far ciò anche per salvaguardare la
biodiversità naturale in se stessa, che oltre ad essere un patrimonio
globale, costituisce una vera e propria risorsa per chi coltiva piante
officinali. Biodiversità nel campo coltivato - L’ecosistema agrario può essere diversificato
nel corso dell’anno di coltivazione, attraverso le consociazioni e cover
crops intercalari (senape, favino ecc.). E’ molto importante ricorrere per
ciascuna specie in coltivazione ad investimenti multivarietali ed utilizzare
varietà a base genetica ampia (ecotipi, popolazioni in equilibrio, varietà
sintetiche, varietà multilinee, poliibridi). Evitare appezzamenti
monocolturali eccessivamente ampi. Sviluppare le coltivazioni in lunghezza
alternando diverse colture (stripes cropping). Nel tempo la diversità è
assicurata dalla rotazione che deve garantire un’alternanza tra piante
diverse, per appartenenza tassonomica, ciclo colturale, esigenze
nutrizionali, fisiologiche ed ecologiche. Biodiversità al di fuori del campo coltivato - Le siepi e la vegetazione dei bordi deve
essere per quanto possibile salvaguardata o ripristinata. Ove necessario deve
essere oggetto di cure di coltivazione volte a mantenerne l’integrità
limitandone l’invasività e la degenerazione incontrollata. Opportune colture
di bordo possono essere effettuate come filtro biologico verso sorgenti di
inquinamento o focolai parassitari e come pabulum per la meso e microfauna
utile. Le formazioni spontanee che si trovano ai bordi delle coltivazioni
sono l’habitat naturale di molte piante officinali e quindi sono preziosa
fonte di materiale per la ricerca e per il miglioramento genetico. Squilibri parassitari: funghi ed insetti - Nell’agricoltura convenzionale la malattia e
l’attacco parassitario sono la norma. Nell’agricoltura biologica devono
essere l’eccezione. Difatti la concimazione e l’irrigazione equilibrate, le
rotazioni, le consociazioni, l’utilizzo di varietà resistenti o tolleranti,
la salvaguardia dell’equilibrio ambientale fanno sì che eventi dannosi
distruttivi siano rari. Ulteriori azioni di prevenzione possono essere
attuate onde ridurre ulteriormente i rischi di perdita del raccolto.
Innanzitutto occorre utilizzare materiale di propagazione vitale, esente da
malattie o opportunamente trattato. Utilizzare varietà tolleranti o
resistenti a quelle malattie che hanno alta incidenza nell’areale di
coltivazione. Non coltivare piante fuori dell’area climatica di naturale
diffusione o in terreni non adatti (effettuare delle prove di acclimatazione
ed eventuale selezione di genotipi adatti). Applicare le regole dell’Integrated Pest Management (IPM)
ovvero: per ciascuna coltura va individuata la malattia o l’insetto chiave,
ossia quell’avversità che da sola può influire fortemente sul raccolto con
danni diretti (es. avvizzimento e crisomela nell’iperico, la ruggine della
malva). Va quindi attuato un monitoraggio in campo della popolazione
dell’insetto o dell’infezione da microrganismi e su quei fattori (umidità,
temperatura, fenologia della pianta) che ne influenzano l’andamento. Trattamenti verranno effettuati solo se l’insieme
dei dati di campo (ad es.: focolai di infezione fungina, piogge insistenti e
alte temperature) indicano un alto rischio. Ricorrere ove possibile alla
lotta biologica, tramite introduzione degli antagonisti naturali dei parassiti. Per quanto i prodotti ammessi in agricoltura
biologica perlopiù non sono dannosi per l’uomo, nella loro manipolazione
vanno rispettate le norme di legge, le prescrizioni e le dosi di etichetta.
Gli operatori devono proteggersi in modo adeguato. La somministrazione deve
essere fatta lontano dal periodo della raccolta. Va tenuto in considerazione
il potere inquinante di taluni prodotti (v. il rame) e la tossicità verso gli
organismi utili di altri (v. il derris). Le macchine irroratrici devono
essere periodicamente tarate con idonee procedure di taratura. Chi opera nei
regimi misti biologico/convenzionale o si avvale di conto terzi, in caso di
somministrazione di antiparassitari ammessi in agricoltura biologica, non
deve utilizzare, o consentire l’uso, di macchine e contenitori normalmente
destinati all’agricoltura convenzionale, se non dopo un accurato e prolungato
lavaggio. Erbe infestanti - Il controllo delle malerbe come anche per
quanto detto delle altre avversità va effettuato in linea principale
attraverso metodi indiretti di mantenimento degli equilibri e di
diversificazione dell’ambiente coltivato (rotazioni, consociazioni, cover
crops, combinazioni allelopatiche). Occorre inoltre mettere la coltura in
condizioni di competere al meglio con le infestanti, effettuando la semina
nel periodo adatto ed usando sementi vitali a germinabilità nota e garantita.
Utilizzare specie e varietà adatte all’area pedoclimatica. Proporzionare
l’investimento ad ettaro con la capacità della pianta coltivata di competere
con le infestanti. Utilizzare metodi preventivi di valutazione della flora
infestante (seed bank) per attuare
interventi mirati. La lotta diretta è spesso inevitabile, ed è
particolarmente importante in quelle colture in cui la raccolta meccanica impedisce
una selezione sul campo del raccolto, aumentando i rischi di contaminazione
della droga con piante estranee. Va attuata essenzialmente attraverso: - interventi meccanici, manuali o misti:
sarchiature, erpicature, zappature e scerbature; sono attuabili solo su
colture a file. - pacciamatura: con mulch vegetale o carta
preferibilmente o altrimenti in plastica, sulla fila o a tutto campo per
colture a bassa densità di investimento e di alto pregio. - falsa semina: su colture a tutto campo - pirodiserbo: sia su colture a file che a tutto
campo; va associato alla falsa semina ove possibile. La lotta diretta deve essere condotta con
tempismo, in modo da ridurre sia il danno diretto da competizione, che le
capacità della pianta infestante di andare a seme. Occorre ricordare che tutti gli interventi che
rivoltano il suolo, pur distruggendo le malerbe in vegetazione, portano alla
luce i semi dormienti, e ne stimolano la germinazione. Restano validi infine alcuni principi
dell’agricoltura convenzionale, come l’utilizzo di semente selezionata, la
pulizia delle macchine operatrici, l’utilizzo di compost o letame privo di
semi germinabili. 4. Applicazione della norma L’applicazione della norma all’interno dell’azienda
deve essere attuata attraverso un adeguato coinvolgimento del personale ed
accuratamente documentata. Il personale deve essere informato e reso
partecipe degli obiettivi che l’azienda si propone nell’applicazione della
norma, in modo che il singolo operatore possa agire in autonomia nella
soluzione dei problemi. Corsi di formazione di ingresso, formazione continua
e auditing settoriale devono essere promossi all’interno dell’azienda. 4.2. Documentazione Le norme adottate dall’azienda devono trovare
riscontro in un'appropriata documentazione chiara e priva di ambiguità
utilizzando ove possibile parametri e riferimenti presenti nella normativa
internazionale, F.U., Codex Alimentarius, direttive e regolamenti UE, norme
UNI-ISO. Tale documentazione, fermo restando che deve
essere conforme al regolamento CEE 2092/91, deve consentire di: - individuare fisicamente la coltivazione
(riferimenti catastali, estensione, ecc.) - conoscere qualitativamente e quantitativamente
gli input che la coltura ha ricevuto - conoscere qualitativamente e quantitativamente
gli output che la coltura ha prodotto - rilevare la cronologia degli eventi colturali - collegare il prodotto in ogni sua fase di
elaborazione e trasformazione con l’origine. Chi opera in regimi misti deve, all’interno degli
spazi di stoccaggio delle droghe grezze, mantenere separato il prodotto
biologico dal convenzionale. Il prodotto biologico deve essere identificabile
e le unità di magazzinaggio o di spedizione (balle, contenitori, sacchi,
pallets) devono recare una scheda identificativa in cui sia indicata in modo
chiaro la provenienza da colture biologiche, il peso, l’unità di produzione,
la data di produzione; tale scheda deve riportare il riferimento alla norma
GAP adottata. Ulteriori informazioni, come la precessione
colturale, la cronologia e gli input ricevuti (concimi, eventuali
trattamenti) ecc. possono essere riportate su documentazione accompagnatoria
della merce. E’ opportuno effettuare periodiche verifiche
sull’applicazione e la coerenza delle norme, con auditors interni od esterni, che elaboreranno rapporti di audit da diffondere agli interessati
in modo opportuno. La documentazione, registri, rapporti, certificati di
analisi, ecc. devono essere tenuti in azienda per non meno di 10 anni. 4.3.
Assicurazione della qualità L’azienda deve poter garantire per iscritto il
prodotto a coloro che lo richiederanno circa l’applicazione delle norme di
qualità ed i risultati conseguiti (titolo di principi attivi, carica
batterica, residui e contaminanti). Per la certificazione l’azienda potrà rivolgersi
più opportunamente ad organismi autonomi specializzati nel settore.
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*Testo pubblicato sul n. 13 del Bollettino della F.I.P.P.O. (Aprile 2000) |